La povertà energetica, definita come l’incapacità di una famiglia di accedere a servizi energetici essenziali a costi sostenibili, resta un fenomeno strutturale in Italia, con effetti negativi su salute, benessere e qualità della vita. Questa condizione nasce da una combinazione di basso reddito, alti costi energetici e scarsa efficienza dell’edilizia residenziale.
Secondo l’ultimo aggiornamento dell’Osservatorio Italiano sulla Povertà Energetica (Oipe), basato anche sui dati dell’indagine Istat sulle spese delle famiglie, nel 2024 sono state 2,4 milioni le famiglie che hanno vissuto in abitazioni eccessivamente fredde durante l’inverno o troppo costose da riscaldare, pari al 9,1% del totale nazionale. Pur risultando stabile rispetto al 2023, questo valore conferma un livello storicamente elevato della povertà energetica in Italia.
La geografia del fenomeno evidenzia un quadro particolarmente critico nel Mezzogiorno: la Puglia emerge come la regione più colpita nel Paese, con un’incidenza del 18,1% delle famiglie in condizione di povertà energetica, quasi il doppio rispetto alla media nazionale. In molte aree pugliesi, infatti, il patrimonio abitativo è caratterizzato da edifici datati, con scarsa efficienza energetica e costi elevati per riscaldamento e illuminazione.
L’Osservatorio Oipe sottolinea inoltre che la povertà energetica è più diffusa nelle periferie e nei piccoli comuni e colpisce in misura maggiore le abitazioni meno efficienti. A questo si somma l’impossibilità per molte famiglie di sostenere interventi di efficientamento o di sostituzione degli impianti, con inevitabili ripercussioni sui consumi: come evidenziato dal segretario generale dell’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente (Arera), Roberto Malaman, le famiglie più povere tendono a consumare di più perché vivono in case con performance energetiche peggiori.
Un altro dato drammatico riguarda i minori: oltre un milione di bambini vive in famiglie in povertà energetica. In Puglia, questo significa migliaia di minori che affrontano condizioni abitative difficili, con case fredde o poco illuminate, con possibili conseguenze su salute, frequenza scolastica e opportunità di apprendimento.
La situazione è ancora più grave tra le famiglie con persona di riferimento straniera, dove l’incidenza della povertà energetica è quasi tripla rispetto alle famiglie italiane. Nonostante l’ampliamento temporaneo delle soglie Isee nel 2022-2023, nel 2024 i bonus sociali sono tornati ai criteri ordinari, determinando una riduzione del 40,5% del numero di beneficiari e del 78,8% degli importi erogati. Secondo l’Oipe, l’impatto dei bonus sulla riduzione della povertà energetica è limitato: solo una famiglia su otto riesce a uscire dalla condizione di vulnerabilità grazie agli incentivi disponibili.
Il report evidenzia anche che molte famiglie pugliesi, pur avendone diritto, non accedono agli aiuti per mancanza di informazioni o per difficoltà burocratiche. La povertà energetica, conclude l’Osservatorio, non è un fenomeno passeggero legato ai picchi dei prezzi del 2022, ma una crisi duratura che richiede risposte strutturali non più rinviabili. Tra le proposte vi sono interventi mirati come un bonus energia erogato direttamente sul conto corrente, simile all’Assegno Unico, e un focus sull’edilizia residenziale pubblica, dove un quinto delle famiglie si trova in condizione di povertà energetica.
Il caso della Puglia, con livelli di povertà energetica tra i più alti in Italia, rappresenta un monito sulla necessità di politiche efficaci per garantire il diritto all’energia, migliorare l’efficienza delle abitazioni e tutelare le famiglie più vulnerabili.

