Bari, trappola sul ponte Garibaldi: si sfonda il marciapiede, la voragine diventa una discarica

BARI — Un baratro improvviso, nascosto appena dietro la linea d’ombra del guardrail, che si apre sul vuoto e inghiotte il decoro urbano. Sul ponte Giuseppe Garibaldi, lo snodo strategico sospeso sopra i binari della ferrovia che unisce il quartiere Madonnella a viale Japigia, la sicurezza dei pedoni è appesa a una lastra di cemento che ha ceduto di schianto. Una vistosa voragine si è aperta lungo il camminamento rialzato di servizio, trasformando un’infrastruttura fondamentale per la mobilità cittadina in una trappola invisibile e pericolosa per chiunque si trovi a percorrere il tratto a piedi.

Le immagini raccolte sul posto restituiscono l’istantanea di un collasso strutturale evidente, figlio di infiltrazioni prolungate e di una manutenzione che da tempo non riesce a raggiungere i bordi della carreggiata. Il lastrone di copertura è sprofondato, frantumandosi in grossi blocchi di cemento armato che ora giacciono ammassati l’uno sull’altro. Tra le crepe sollevate dal crollo spuntano i ferri dell’armatura interna, aggrediti dalla ruggine e completamente esposti alle intemperie. Poco distante, sul fondo stradale ammalorato, restano abbandonati detriti di ogni genere e persino un grosso coltello da cucina arrugginito, a testimonianza di una zona franca sottratta al controllo.

A rendere lo scenario ancora più inquietante è l’assoluta mancanza di segnalazioni. Al momento dei rilievi non vi era traccia di transenne, nastri bicolore o barriere fisiche capaci di isolare il pericolo, aumentando esponenzialmente il rischio di incidenti per i passanti, per i bambini o per gli animali domestici, specie nelle ore serali quando l’illuminazione pubblica fatica a coprire gli angoli ciechi della rampa.

Come spesso accade nei vuoti urbani lasciati all’abbandono, l’inciviltà ha trovato subito il suo spazio. La profonda cavità generata dal crollo è stata rapidamente declassata a discarica abusiva a cielo aperto. All’interno del cratere si è accumulato un campionario desolante di rifiuti: sacchetti di plastica intrecciati ai ferri della struttura, cartoni bagnati, confezioni di capsule di caffè usate e imballaggi di generi alimentari. Un ricettacolo di sporcizia annidato nel cuore di un’arteria che, dopo la riapertura a quattro corsie e le recenti rimodulazioni per la viabilità dei bus, avrebbe dovuto rappresentare un modello di efficienza per la città.

La protesta dei residenti della zona è unanime e viaggia ormai sui canali dei comitati di quartiere. La richiesta indirizzata ai tecnici comunali e alle aziende municipalizzate è chiara: serve un intervento immediato per la messa in sicurezza dei camminamenti, la bonifica dai rifiuti e la ricostruzione della pavimentazione compromessa. La tenuta complessiva del ponte non è in discussione per il traffico veicolare, ma la tutela di chi cammina a piedi sui margini della strada non può più essere considerata una priorità secondaria. Il timore dei cittadini è che la disattenzione di un solo passante possa trasformare questa feritoia aperta sull’asfalto in una tragedia annunciata.

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