Il quartiere simbolo dell’espansione barese vive una profonda contraddizione: se da un lato splende la nuova movida, dall’altro le aree storiche versano in stato di abbandono.

BARI – Poggiofranco rappresenta nell’immaginario collettivo il volto moderno di Bari, fatto di nuova edilizia e servizi nati dove un tempo c’era solo campagna. Tuttavia, oggi il rione si spacca in due: una zona “viva” e lussuosa contrapposta a un’altra che sembra quasi dimenticata.
La nuova frontiera: Via Mazzitelli e il “Punto X”

In pochi anni, l’area di via Mazzitelli si è trasformata in un’autentica frontiera della movida. I nuovi palazzi, dotati di ogni comfort e caratterizzati dai prezzi tra i più alti del capoluogo, convivono con una proliferazione di locali dedicati al food & beverage.

Questa vitalità, però, non è priva di ombre: i residenti segnalano un crescente disappunto per:
- L’inquinamento acustico e la difficoltà di parcheggio durante i fine settimana.
- Atti di vandalismo e corse pericolose di auto e moto sulle ampie carreggiate.
L’altro volto: l’abbandono di via Carrante
Basta spostarsi di pochi isolati per trovare una realtà differente: strade silenziose, asfalto colmo di crepe causate dalle radici degli alberi e decoro urbano trascurato. L’esempio più lampante è via Aurelio Carrante, dove i bagni pubblici sono fatiscenti e i muretti dei marciapiedi appaiono distrutti. I cittadini lamentano una situazione che si trascina da anni senza riscontri concreti dall’amministrazione.
Il Giardino Aylan Kurdi: da spazio per famiglie a punto critico

Simbolo di questo degrado è il Giardino Aylan Kurdi, intitolato nel 2022 al bambino siriano vittima di un naufragio. Nato come luogo di ritrovo per famiglie e bambini, oggi versa in condizioni preoccupanti:
- Erba incolta, rifiuti e fontane guaste.
- Scarsa sicurezza nelle ore serali, con frequentazioni che allontanano i residenti.
L’associazione “Sos Città” ha lanciato un appello per un intervento immediato, chiedendo che l’area venga restituita alla socialità con nuovi giochi e servizi. L’obiettivo è chiaro: evitare che il benessere dei nuovi palazzi resti un’isola isolata in un quartiere segnato da parchi inaccessibili e strade dissestate.

