Intrigo a Vieste, due inchieste scuotono la Regione: l’assessora Starace tra accuse di concussione e denunce per maltrattamenti

Un intreccio tesissimo tra drammi familiari e gestione del potere pubblico sta scuotendo i palazzi della politica pugliese, con onde d’urto che da Vieste rischiano di abbattersi direttamente su Bari, mettendo alla prova la tenuta della giunta regionale guidata da Antonio Decaro. Al centro della tempesta c’è Graziamaria Starace, assessora regionale al Turismo, protagonista di due vicende giudiziarie parallele che si muovono su binari opposti: in un fascicolo è la vittima che denuncia anni di violenze domestiche, nell’altro è l’indagata eccellente per una presunta concussione.

L’inchiesta per concussione: la revoca del lido e il sospetto delle pressioni

L’indagine della Procura di Foggia vede l’assessora Starace iscritta nel registro degli indagati insieme a due figure chiave del Comune di Vieste: il sindaco Giuseppe Nobiletti e il tecnico comunale Vincenzo Ragno. L’ipotesi degli inquirenti è che i tre abbiano orchestrato a tavolino la revoca della concessione demaniale al villaggio “Verdemare” di Vieste.

La struttura balneare è di proprietà della famiglia di Alessandro Corso, imprenditore ed ex marito dell’assessora. Secondo il teorema accusatorio, la revoca dell’autorizzazione potrebbe essere stata utilizzata come uno strumento di pressione indebita per costringere l’uomo ad adempiere agli obblighi di mantenimento verso i figli.

Le accuse sono state fermamente respinte dal sindaco Nobiletti. I legali dell’assessora, gli avvocati Michele Vaira e Alessandro Ciliberti, si dicono pronti a smontare l’impianto della Procura:

«Forniremo alla Procura tutti gli elementi e i documenti che proveranno la correttezza procedurale e la parità di trattamento di tutti gli operatori balneari. Sono stati effettuati controlli che hanno portato alla revoca della concessione, subito dopo riconsegnata al termine dei lavori eseguiti».

Il processo per Codice Rosso: il racconto delle vessazioni in aula

Parallelamente alla denuncia sporta da Corso nei confronti dell’ex moglie e degli amministratori viestani, l’imprenditore si trova a sua volta sul banco degli imputati. È infatti a processo con l’accusa di maltrattamenti in famiglia, aggravati dall’aver commesso i fatti davanti ai figli della coppia.

L’indagine, nata da una serie di richieste di intervento ai Carabinieri da parte di Starace, ha delineato una situazione di perdurante sottomissione psicologica e vessazione. Nei giorni scorsi, in un’aula blindata a porte chiuse, l’assessora regionale è stata ascoltata dai giudici, davanti ai quali ha ripercorso anni difficili, fatti di messaggi offensivi e violenze psicologiche subite spesso anche davanti a testimoni. Per fare luce sulla vicenda, il pubblico ministero ha chiamato a deporre anche amici e familiari della cerchia stretta della coppia.

Il testimone chiave e il giallo delle registrazioni segrete

A complicare il quadro politico e giudiziario c’è la figura di Tano Paglialonga, ex assessore della giunta di Vieste e attuale cognato dell’imprenditore Alessandro Corso. Paglialonga, oggi considerato il testimone chiave dell’inchiesta per concussione, avrebbe svolto per mesi il ruolo di “messaggero” nei rapporti tesi tra il sindaco, l’assessora e l’ex marito.

Sostenendo di essersi reso conto che si stavano per commettere dei reati, Paglialonga avrebbe registrato di nascosto diversi colloqui. I Carabinieri hanno sequestrato il suo smartphone e un registratore, dando il via ad accertamenti tecnici irripetibili per verificarne il contenuto, operazioni alle quali stanno partecipando anche i consulenti nominati dagli indagati. Dopo i primi sospetti, il sindaco Nobiletti ha rimosso Paglialonga dall’esecutivo cittadino.

Sullo sfondo restano i legami politici e personali del territorio. Le opposizioni sollevano vecchi polveroni, ricordando quando nel 2025 Nobiletti, in veste di presidente della Provincia di Foggia, affidò a Starace una consulenza da 96mila euro, incarico a cui lei rinunciò dopo le prime polemiche. Nel frattempo la vicenda è diventata di dominio pubblico, tra il chiacchiericcio nei corridoi della Regione e la diffusione sui social di video satirici che ironizzano sulla complessa saga garganica. Una matassa intricata che solo il lavoro dei magistrati potrà districare.

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