Svolta nelle indagini sull’omicidio di Filippo Scavo, il delitto consumato nelle prime ore dello scorso 19 aprile 2026 all’interno della discoteca “Divine Club” di Bisceglie. Nelle prime ore della mattinata odierna, i Carabinieri del Comando Provinciale di Barletta-Andria-Trani hanno eseguito un decreto di fermo di indiziato di delitto, emesso dalla Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) di Bari, nei confronti di un giovane residente nel territorio barese.
Il provvedimento rappresenta l’ulteriore sviluppo della complessa attività investigativa condotta dal Nucleo Investigativo del Reparto Operativo dei Carabinieri di Trani, che lo scorso 5 maggio aveva già portato al fermo di altri tre soggetti, successivamente destinatari di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere.
Identificato “Ignoto 2”: il ruolo chiave nella ricostruzione del delitto
Le investigazioni, portate avanti senza sosta attraverso una minuziosa analisi dei sistemi di videosorveglianza interni ed esterni al locale, la comparazione sincronica delle immagini, intercettazioni e riconoscimenti fotografici, hanno permesso di dare un nome al soggetto inizialmente indicato negli atti d’indagine come “Ignoto 2”.
Secondo la ricostruzione della DDA, il giovane avrebbe svolto un ruolo tutt’altro che marginale, agendo come un vero e proprio “soggetto di cerniera” dell’azione criminosa. Gli investigatori gli attribuiscono una serie di condotte decisive:
- Il reingresso armato: Dopo un primo tentativo di aggressione avvenuto all’esterno della discoteca, l’indagato avrebbe favorito il rientro del commando armato aprendo la porta in ferro dell’accesso “D”.
- Il palo e il supporto: Si sarebbe trattenuto per alcuni istanti all’esterno del varco per verificare la presenza di testimoni o forze dell’ordine, per poi rientrare e supportare l’azione di fuoco dei complici contro la vittima.
- La fuga: Immediatamente dopo l’esplosione dei colpi mortali, è uscito rapidamente dal club per mettersi alla guida di una Lancia Y, utilizzata come auto d’appoggio per garantire la fuga degli autori materiali del delitto.
Le accuse: contestata l’aggravante del metodo mafioso
I tasselli raccolti dai Carabinieri delineano una partecipazione totale alla sequenza delittuosa, dall’avvicinamento del gruppo fino all’allontanamento da Bisceglie.
Il quadro probatorio si è arricchito anche grazie ai riscontri emersi successivamente all’omicidio. All’indagato vengono infatti contestate condotte tese a influenzare le testimonianze di alcune persone informate sui fatti, attraverso pressioni e minacce volte a minimizzare o negare i legami e le circostanze utili alle indagini.
I reati contestati nel decreto di fermo della DDA di Bari sono:
- Concorso in omicidio volontario, aggravato dal metodo mafioso e dalla finalità di agevolazione mafiosa.
- Concorso nella detenzione e nel porto illegale di armi da fuoco in luogo pubblico.
- Minaccia finalizzata alla commissione del delitto di favoreggiamento personale.

