Decine di tassisti baresi hanno partecipato oggi a uno sciopero nazionale, parcheggiando le proprie auto davanti alla Prefettura di Bari e incrociando le braccia. La protesta, promossa anche dall’Usb Taxi, punta a denunciare quella che viene definita «concorrenza sleale delle multinazionali», con particolare riferimento alle auto Ncc di Uber.
Le ragioni della protesta
Filippo Romano, rappresentante di Usb Taxi Bari, spiega le motivazioni del presidio: «Le multinazionali non rispettano le leggi italiane. Noi siamo servizio pubblico di piazza e loro utilizzano gli Ncc come servizio pubblico di piazza, il che non è legale. Inoltre, le loro piattaforme applicano algoritmi che aumentano automaticamente le tariffe quando cresce la domanda. Noi non possiamo farlo perché siamo vincolati dalle tariffe amministrative».
Secondo Romano, il fenomeno ha portato a una riduzione del giro d’affari dei tassisti locali. «C’è anche un problema fiscale: queste multinazionali portano i profitti nei paradisi fiscali, evitando di pagare le tasse in Italia», aggiunge il rappresentante sindacale.
La carenza di taxi a Bari
La protesta ha anche toccato il tema della carenza di taxi, un problema evidente soprattutto nella zona dell’aeroporto. Romano chiarisce che la mancanza di mezzi non dipende solo dal numero di licenze disponibili: «Dal 2025 è stato indetto un bando per assegnare 30 nuove licenze. Ma il problema riguarda anche l’organizzazione: molti voli arrivano in ritardo, gli utenti si accumulano e diventa difficile garantire il servizio».
Lo sciopero di oggi rappresenta l’ultimo episodio di un confronto in corso tra tassisti e piattaforme digitali, segnato da tensioni legate a regole, tariffe e concorrenza.

