Il granchio blu ormai di casa anche a Bari: tra danni agli allevamenti e nuove abitudini a tavola

Chi frequenta i mercati del pesce di Bari lo sa bene: il granchio blu (Callinectes sapidus) non è più una rarità esotica, ma una presenza costante tra i prodotti ittici locali. Originario delle coste atlantiche del continente americano, questo crostaceo è arrivato nel Mediterraneo da oltre un decennio, probabilmente attraverso le acque di zavorra delle navi, e si è ormai stabilmente insediato anche nel mare pugliese.

Un predatore radicato nelle acque dell’Adriatico

Il granchio blu ha trovato nell’Adriatico un ambiente ideale per riprodursi, favorito anche dal progressivo riscaldamento delle acque. Ma la sua diffusione non è priva di conseguenze: si tratta di un predatore vorace, che attacca mitili, vongole e altri molluschi, creando notevoli difficoltà agli allevatori locali.

Nelle zone di mitilicoltura tra Bari, Molfetta e Taranto, i danni agli impianti sono significativi. Molti pescatori lamentano perdite consistenti, con intere file di cozze distrutte dalla presenza di questi crostacei.

Da minaccia a risorsa per la pesca e la cucina

Nonostante i problemi, in Puglia si sta cercando di trasformare questa presenza invasiva in un’opportunità economica. Sempre più pescatori, invece di eliminarlo, lo portano al mercato, dove il granchio blu inizia a trovare un pubblico interessato.

Apprezzato per la sua carne delicata, simile a quella dell’astice, è entrato nelle cucine di diversi ristoranti del territorio. A Bari, il granchio blu è protagonista di piatti come spaghetti al sugo, fritture miste e zuppe di pesce che fondono sapori locali e novità.

Un equilibrio ancora da costruire

La diffusione del granchio blu pone interrogativi sulla sostenibilità e sulla biodiversità del nostro mare. Non è facile eliminarlo, ma una pesca controllata e mirata può contribuire a contenerne la crescita e, allo stesso tempo, valorizzare un nuovo prodotto ittico locale.

Come dichiarano molti pescatori baresi: “Ormai ci dobbiamo convivere. Tanto vale cucinarlo.”

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