Taranto, 15 luglio 2025 – “A Taranto c’è una situazione ambientale pesante, che non possiamo ignorare”. Con queste parole il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, ha commentato l’incontro svoltosi a Roma con i ministri Adolfo Urso e Gilberto Pichetto Fratin, centrato sul futuro dello stabilimento ex Ilva.
Il confronto ha evidenziato due scenari in discussione: uno che prevede l’introduzione di forni DRI (Direct Reduced Iron), l’altro che punta esclusivamente su forni elettrici. Entrambe le soluzioni, ha sottolineato Emiliano, implicano una fase transitoria in cui continueranno a funzionare gli attuali altiforni a ciclo integrale, con elevati livelli di emissioni inquinanti.
“La decarbonizzazione può ridurre le emissioni fino al 95%, ma questo processo richiede almeno sette-otto anni. Fino ad allora, continueremo a produrre con impianti che emettono molto di più di quanto sarebbe tollerabile oggi”, ha dichiarato il presidente.
Una transizione, quindi, inevitabile, che alimenta la rabbia della popolazione di Taranto, stanca di vivere accanto a fonti inquinanti. Tuttavia, secondo Emiliano, la chiusura immediata del reparto a caldo equivarrebbe alla chiusura totale dello stabilimento, dato che quello a freddo è già inattivo da anni.
“Chiudere la fabbrica potrebbe essere una scelta legittima, ma andrebbe affrontata come un vero piano industriale nazionale. Ad oggi, nessuna forza politica nazionale ha mai dichiarato di volerla davvero chiudere”, ha precisato Emiliano.
DUE SCENARI IN DISCUSSIONE
Il primo scenario, ritenuto più solido dal punto di vista industriale, prevede l’installazione di 3 o 4 forni DRI, con una graduale sostituzione degli altiforni tradizionali. Il secondo, più fragile, si basa unicamente su forni elettrici.
“È evidente che il nuovo sindaco debba ascoltare la sua comunità e comprenderne le istanze – ha aggiunto Emiliano – ma è assurdo che una decisione così strategica per il futuro del Paese venga lasciata solo agli enti locali”.
Il presidente ha denunciato il silenzio del Parlamento e dei partiti nazionali, fatta eccezione per il Partito Democratico, e in particolare per la segretaria Elly Schlein, che ha espresso pieno sostegno al percorso di decarbonizzazione avviato dalla Regione.
“NESSUNO USCIRÀ PIENAMENTE SODDISFATTO”
Secondo Emiliano, nessuna scelta accontenterà pienamente la comunità tarantina: ogni opzione prevede un periodo prolungato di convivenza con l’attività a ciclo integrale e le sue inevitabili conseguenze ambientali. Ma una chiusura “per implosione” dello stabilimento – ha detto – sarebbe inaccettabile, perché lascerebbe la città al degrado e all’abbandono.
IL TEMA ENERGETICO
Un nodo centrale resta l’approvvigionamento energetico: servono ingenti quantità di gas per far funzionare i futuri impianti, ma le attuali infrastrutture a terra non sembrano in grado di garantirle. In via transitoria, si è discusso della possibilità di impiegare una nave rigassificatrice, da posizionare nel porto di Taranto.
“Neanche il Ministero ha certezze sulle possibilità normative di utilizzare una nave del genere in quel contesto – ha concluso Emiliano – e va considerata la vicinanza con altri impianti industriali a rischio”.
Info e aggiornamenti sul futuro della siderurgia a Taranto saranno pubblicati sul sito ufficiale della Regione Puglia e attraverso i canali istituzionali.

