Studenti, cittadini e istituzioni insieme per dire no alla violenza dei clan. Il sindaco Leccese: “Riappropriamoci del territorio”. Il presidente Decaro: “Bari ha imparato a reagire”.

BARI – Una risposta corale, decisa e nata dai giovani. Nel pomeriggio di oggi, piazza Ferrarese è diventata il cuore del presidio antimafia organizzato dalle associazioni studentesche Zona Franka, Udu e Uds. La manifestazione è stata convocata d’urgenza a seguito della sparatoria avvenuta ieri sera tra i vicoli della città vecchia, ultimo di una serie di agguati legati a sanguinose faide tra clan mafiosi.
«Sentiamo il dovere di non restare in silenzio – hanno dichiarato gli organizzatori -. Bari non ha e non tornerà ad avere paura delle mafie». Gli studenti hanno evidenziato come la criminalità stia reclutando ragazzi giovanissimi, sottolineando che il contrasto non deve essere solo una questione di ordine pubblico, ma una sfida culturale: «Servono investimenti reali e strutturali nei quartieri, nelle scuole e negli spazi di aggregazione».
Il sindaco Leccese: “In campo contro una terza generazione di imbecilli”
Al presidio è intervenuto il sindaco di Bari, Vito Leccese, che ha espresso fiducia nell’operato della magistratura e delle Forze dell’Ordine. «Dobbiamo riprenderci gli spazi pubblici della città – ha affermato il primo cittadino – e sconfiggere le logiche di questa terza generazione di imbecilli criminali. Non dobbiamo abbassare la guardia, ma allo stesso tempo non dobbiamo farci prendere dalla paura».
Decaro ricorda Michele Fazio: “Non abbasseremo più la testa”

Accorato anche l’intervento del presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, che ha ricordato il sacrificio di Michele Fazio, il sedicenne ucciso per errore nel 2001 proprio a Bari Vecchia.
«Da quel giorno Bari ha imparato a reagire. C’è stata una linea di demarcazione: un prima e un dopo. La dimostrazione siete voi oggi in questa piazza».
Decaro ha definito i clan protagonisti degli scontri nei luoghi della movida come una “mafia vigliacca”: «Si definiscono uomini d’onore ma di onore non c’è niente. Non possiamo subappaltare il contrasto alla mafia solo alle forze dell’ordine; dobbiamo farlo insieme con le scuole, le parrocchie e le associazioni. Questa è l’antimafia sociale».
La piazza di oggi segna un punto fermo: la città non è disposta a cedere terreno alla criminalità organizzata, rivendicando il diritto dei cittadini, dei bambini e degli anziani di vivere i propri quartieri in totale sicurezza.

